Ansia sociale. In quei tre minuti in cui le sostanze stimolate dalla nostra paura si trasformano da toniche a tossiche, succede il finimondo. “Quelli sono seduti in platea per giudicarmi! Si prenderanno gioco di me! Distruggeranno la mia immagine pubblica!”. E se invece la platea fosse peggiore di te? E se fosse lì per un disegno divino che prevede solamente la tua gratificazione? Politici, manager, allenatori sportivi e funzionari del terzo settore addetti alla raccolta di fondi, giornalisti e studenti, scienziati e medici: questi sono gli utenti dei corsi di formazione per imparare a parlare in pubblico. L’Oratoria è tutta naturale, che sia per convincere, accusare o difendere, è nata con l’uomo. Non possiamo però ignorare che la fobia sociale è un disturbo alquanto diffuso tra la popolazione: il 13% accusa questa sgradevole sensazione.
La caratteristica principale di questo disturbo è la paura di agire, di fronte agli altri, in modo imbarazzante o umiliante e di ricevere
giudizi negativi. Questa paura può portare chi ne soffre ad evitare la maggior parte delle situazioni sociali, per la paura di comportarsi in modo “sbagliato” e di venir mal giudicati. Se crediamo di voler affrontare il problema lo stregone di turno è il personal coach che con competenze specifiche affronta problemi di sudorazione eccessiva, del blocco sulla scaletta, dello sguardo basso. Tutti chiedono una tecnica, ma per imparare a volare occorre sapere camminare ed in questo caso intendiamo camminare sull’ardua strada dell’accettazione dell’incertezza. La paura di una sala convegni è simile a quella di una porta chiusa in un sinistro castello. È ciò che non conosciamo che in genere ci terrorizza.
Il percorso formativo quindi parte da una accettazione che nella nostra esistenza ci sia una fonte di disturbo; può essere un episodio del nostro passato, ma anche una persona che è riuscita a creare le condizioni affinché non ci si ami particolarmente davanti ad un pubblico presunto esigente. È insolito, ma spesso, pareggiare i conti con queste questioni aperte, modifica completamente il nostro atteggiamento come oratori.
Poi segue la tecnica; il gusto di prendersi il proprio palcoscenico ascoltando quello strano organismo “pluri-celebrale” costituito da una platea. L’oratore impara a gestire sussurri e sorrisi, sguardi ironici e tambureggiare sull’orologio, belle donne e “yesmen” in prima fila. Il suo sguardo è detto “democratico” quando è in grado di offrire soddisfazione a tutte le coppie di occhi che lo cercano. La tecnica è raffinata quando la pausa viene accompagnata da un gesto o da una postura in accordo con le parole pronunciate. Ancora più raffinato l’oratore che sa fare leva sull’emozione utilizzando strumenti sofisticati della comunicazione, i contrasti netti, le immagini, il guadagno per chi ascolta, la totale attenzione al “VOI”.
Parlare in pubblico è un’opportunità che a pochi viene offerta. È un momento di autoformazione e di realizzazione anche se necessario a comunicare sconfitte o cattive notizie. Loro sono lì in platea come uccellini pigolanti in un nido. Superiamo le barriere architettoniche ed avviciniamoci, percorriamo con lo sguardo la sala intera e sorridiamo cordialmente, nessuno coglierà i nostri errori se sapremo affabulare.
Apertura e chiusura sono la parte fondamentale di un discorso. Potrei dire che ciò che vi è contenuto è quasi inutile. La mente tende a ricordare l’inizio di una comunicazione e la sua fine e l’attenzione media non può essere distesa oltre i 20 minuti. La dizione non è importante come si crede; semmai sono necessarie abilità nel gestire la voce ed i suoi colori. Ma questa è la parte che si può imparare, il resto lo fa il coraggio, cioè la quantità d’insicurezza con la quale siamo disposti a convivere. Leonardo Frontani su Connecting-Managers
Ottobre 16, 2007 at 7:42 am
[...] stesso tema si consiglia anche “Vincere l’ansia di parlare in pubblico“. [...]