Nell’era dell’accesso e della comunicazione globale, dove gli strumenti per creare relazioni sono molti e a buon mercato, si persegue generalmente una strategia di relazione egocentrica: IO esisto ed il resto e strumentale ed incidentale. È un atteggiamento pernicioso in una società che tenda ad una rivoluzione culturale in senso sinergico. Al manager etico è richiesto di perseguire un atteggiamento tale che consenta di instaurare relazioni efficaci con clienti e collaboratori. Egli dovrà ambire ad una vittoria pubblica nelle relazioni. Questa vittoria e l’interdipendenza. È un valore più alto dell’indipendenza. È il prodotto sinergico di molte menti ed un nuovo livello di pensiero.
Si ha vittoria pubblica nelle relazioni, solo dopo aver conseguito quella privata che significa massimo autocontrollo e massima conoscenza di se stessi. Con la vittoria pubblica si genera un panorama di possibili aggregazioni profonde, ricche, pregnanti, un aumento di produttività, un migliore contributo di tutti all’apprendimento e alla crescita umana e sociale. Il gruppo o sistema sociale ridotto a cui andiamo ad appartenere ci infonde energia in una logica di servizio. Si instaura uno scambio che sembra nvestire quasi la nostra spiritualità. La conoscenza, il desiderio e le apacità, del singolo vengono ad alimentare un fuoco intellettuale dal quale gni persona che ha offerto, riceverà in proporzione più di quello che ha dato. Le idee migliori appartengono a tutti ed ognuno è quello che ha donato. In questo modo si avvia una evoluzione di pensiero che è una rivoluzione: mentre mi importerà sempre meno di quello che gli altri pensano di me, mi interesserò a quello che gli altri pensano di se stessi e ciò che prima mi sembrava “alieno”, diverso, strano, diventerà una ricchezza ed un’opportunità. Questa è una filosofia di vita con una componente fortemente pragmatica orientata all’efficienza e al miglior utilizzo delle risorse, soprattutto quelle umane, inesauribili grazie alla creatività e alle complessità del nostro sentire.
Una reciprocità nei benefici significa crescita; una soddisfazione reciproca significa sinergia. Significa intendere la vita non come un’arena competitiva, ma come una realtà fatta di cooperazione. In una città è difficile comprendere questo concetto, quando riesci a stento a salire su un autobus stracolmo, non riesci a trovare lavoro perché ci sono troppi competitor, fai la fila all’ufficio postale, in banca, all’ospedale… Le persone diventano troppe, nemiche, le cominciamo a catalogare come fonte dei nostri insuccessi. In un piccolo centro rurale magari è più semplice concepire l’interdipendenza. Poche teste che sopperiscono alla scarsità di risorse con la cooperazione strategica. Ma non è la dimensione del tessuto sociale in cui viviamo che può condizionare i nostri principi. Quelli sono intimi, solidi, dovrebbero essere una sorta di legge fondamentale del nostro vivere. Leonardo Frontani per Connecting-Managers
Marzo 3, 2009 at 1:17 pm
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