Particolare attenzione oggi è sulla scuola e sui giovani. È troppo facile considerare l’adolescenza una “malattia” così da non accorgersi che esistono evidentemente alcune carenze nella formazione dei ragazzi. Sono certo dell’impegno della scuola con presidi e insegnanti per formare i propri studenti, ce la mettono tutta come è stato fatto con me a suo tempo. Sono sicuro che il risultato sia buono. Confrontandomi però spesso con i giovani che entrano nel mondo del lavoro, mi rendo conto che a loro manca, come è mancato a me, il senso della leadership e del teamwork.

C’è una carenza di autostima, una difficoltà ad assumere la responsabilità delle proprie azioni e un’incredibile diseducazione al lavoro di gruppo. Il mondo del lavoro, però, cerca proprio queste cose ed è sapere comune che la felicità si possa raggiungere meglio e prima con una maggiore consapevolezza di se stessi e del ruolo che si ricoprirà nella società. I ragazzi dovrebbero essere consapevoli che il cambiamento è nelle loro mani e che le loro azioni comunque influiscono sull’insieme. Essere proattivi significa dare impulso ad un sistema che per sua natura è statico e non offre niente a chi attende e spera.

La visione etica della formazione esperienziale ci impone di credere che si possa avviare un cambiamento nella società contemporanea anche modificando alcune “credenze” sbagliate in un certo numero di individui. Non è un gesto di presunzione, ma di estremo coraggio, specialmente quando ci si confronta con l’età più complicata e peculiare dell’esistenza di ognuno di noi: l’adolescenza. Solo parlando e mettendosi in gioco, condividendo pensieri ed esperienze si possono toccare temi di rilevanza presente e futura, quali risorse, uomini, obiettivi, conflitti, attitudine al cambiamento, mission personale. Abbiamo mai provato a parlare ai ragazzi di oggi del valore del passato per programmare il futuro? (Leonardo Frontani)