Lo sport per la formazione aziendale, o la formazione aziendale nello sport? Spesso si ricorre alla competizione sportiva e alle dinamiche dei giochi di squadra in un percorso di team building aziendale. Sport di squadra e spirito di squadra purtroppo però non sono sempre sinonimi.

Dai professionisti ai dilettanti le squadre di sportivi possono anche non essere l’esempio da seguire. Non è difficile ricordarsi immagini di giocatori imbronciati in panchina, più interessati all’essere protagonisti che all’esito dell’incontro a cui sta partecipando la società di cui fanno parte. Indipendentemente dalla disciplina praticata, ogni match fa registrare malumori tra compagni di squadra, commenti al vetriolo, liti in campo, incomprensioni con l’allenatore ed insulti di varia natura. Uno sport di squadra per definizione non può prescindere dall’esistenza di un gruppo chiamato appunto squadra, non tanto per il numero di persone necessario a comporla, piuttosto per la coesione tra queste, indispensabile al gioco stesso.

Ogni team prevede componenti con abilità e capacità differenti, i partecipanti hanno dei ruoli specifici, anche molto diversi l’uno dall’altro, ma non è la forza dei singoli, seppur bravissimi, a portare una squadra al successo. Ben venga un fuori classe, ma il fine ultimo è necessariamente un traguardo collettivo e un gruppo coeso è la base indispensabile per ipotizzare un campionato positivo. È necessario allenare la mente degli atleti e il cuore dell’intero gruppo.

Una posizione di rilievo certamente è quella dell’allenatore e il tipo di leadership da questi praticato. L’allenatore è la guida, il punto di riferimento per l’intera squadra, la persona su cui gravano le maggiori responsabilità. È colui su cui si fa affidamento per la costruzione dello spirito di gruppo, che deve conoscere le persone con cui lavora, riuscire a trarne il meglio da un punto di vista sportivo e da uno emotivo – psicologico. Deve comprendere, capire, anticipare, ma anche dare degli esempi, essere tecnicamente preparato, saper alternare un polso fermo e una mano amica. È il tramite tra i giocatori e la società e nei confronti di entrambi ha bisogno di poter contare su delle ottime doti di comunicazione.

Atleti e allenatore si trovano coinvolti in un vortice di relazioni e rapporti di difficile costruzione e gestione, ma che sono assolutamente imprescindibili per la ricerca di risultati di valore. Può essere necessario, allora, ricevere un input esterno, da parte di un esperto, un formatore e comunicatore, che aiuti a creare quello spirito di gruppo alla base di qualsiasi sport di squadra. Chiara Ciardelli