Quanto è facile lamentarsi del troppo lavoro da completare in tempi rapidi e da soli, senza l’appoggio di almeno un’altra persona? Ma se qualcuno ad aiutarci ci fosse? E se fosse più di una persona? Se, addirittura, quello stesso lavoro potesse essere fatto in gruppo, saremmo più contenti e più sereni nell’attività da svolgere? La risposta non è affatto ovvia, perché lavorare in gruppo è difficile.
Affrontare un qualsiasi compito in più persone significa il rispetto di alcuni presupposti, senza i quali si rischia di non portare a termine il lavoro o di riuscirci con un eccessivo dispendio di tempo ed energie. L’attività di un gruppo richiede innanzitutto collaborazione: è indispensabile che le persone non solo siano ben disposte le une verso le altre, ma che riescano anche a comunicare tra loro in modo franco e diretto. Un lavoro in team presuppone un’organizzazione dell’attività e, probabilmente, anche una divisione dei compiti, ma il prodotto finale è unico. Se ci sono complicazioni in una qualsiasi parte, il resto del gruppo può essere di aiuto solo ed esclusivamente se a conoscenza del problema.
Organizzazione del lavoro e divisione dei compiti necessariamente vanno di pari passo con la definizione delle scadenze, che devono tassativamente essere rispettate. Normalmente la data finale è già nota, stabilita dal committente, segnalata dal capo, indicata da un bando di concorso o da una gara, a seconda della situazione. Servono, però, anche delle scadenze intermedie, che possano dare ordine all’attività del gruppo, che consentano uno scambio reciproco di informazioni e che possano funzionare anche come sistema di controllo interno per verificare come procede l’intero lavoro.
La forza di un gruppo sono le persone con le proprie diversità e competenze. Il lavoro frutto di più teste con l’effettivo contributo di tutti è necessariamente più ricco, interessante e completo di quello svolto da una persona singola, per quanto questa possa avere realmente dato del proprio meglio. Ai fini del migliore risultato possibile le competenze dei singoli devono essere individuate e riconosciute dal gruppo, in modo da poter essere utilizzate in favore del lavoro comune. Ci vuole umiltà, nel riconoscere ciò che gli altri sanno fare meglio e nel comprendere i propri limiti. Per quel che riguarda, invece, le diversità caratteriali l’analisi si fa più complicata: ogni persona ha un proprio modo di interagire con gli altri e di porsi all’interno del gruppo, anche nell’ambito di una discussione. Bisogna tenere bene in mente l’obiettivo finale: raggiungere un determinato risultato. Ogni intervento, parola, comportamento va letto in quest’ottica, cercando di concentrarsi sui contenuti e di non dare eccessiva importanza ai modi delle singole persone, specialmente nei momenti di particolare stress. Ovviamente, per quanto soggettivi possano essere i comportamenti, ci devono essere dei limiti, ma è bene che questi vengano definiti man mano dal gruppo stesso. Ciò che è accettabile all’interno di un gruppo per il suo buon andamento non è detto che lo possa essere per un altro. Da questo punto di vista non si possono definire regole generali sempre applicabili, perché delle persone che lavorano insieme con un obiettivo comune sono innanzitutto un’entità viva.
Lavorare in gruppo può essere più semplice quando le persone coinvolte sono consapevoli. Ci vuole innanzitutto consapevolezza da un punto di vista pratico sui contenuti dell’attività da svolgere, le finalità, gli obiettivi e le scadenze ultime. Ci vuole, però, anche una consapevolezza più teorica sul significato di lavorare in gruppo, sui problemi che potranno verificarsi, sul come può essere più utile porsi nei confronti degli altri e su quali sono i vantaggi dell’essere in più persone con uno stesso compito. Chiara Ciardelli
Gennaio 9, 2008 at 9:11 am
..quanto mi piacerebbe sapere qual’è la cura per questo male..ovvero come ci si dovrebbe comportare..come non starci male..sono una studentessa di architettura prossima alla laurea e nella mia facoltà persino la tesi si fa in gruppo..per me è un motivo di stress e di malessere psicologico incredibile, causa di ansia e angoscia incredibile..non ho lo spirito della leader ma sono molto collaborativa e non mi tiro indietro nel lavoro, anzi..però soccombo puntualmente e ancora non capisco quali siano le mie responsabilità e quali quelle altrui, in questo stato di malessere.Vorrei fare un master ma so che si lavora in gruppo..al sol pensiero ho la febbre..ciao:)
Febbraio 25, 2009 at 11:56 pm
dovresti allenarti ad avere un comportamento ASSERTIVO. E’ una tecnica che si può imparare, è il miglior antidoto x l’ansia e ti insegna soprattutto il rispetto di te stessa ma anche delle opinioni altrui, all’affermazione della tua personalità senza vergogna o disagio, a vivere in modo naturale. Io sto studiando la tecnica ad un corso di counseling psicologico. Spero possa esserti d’aiuto!
In bocca al lupo per il tuo percorso….