Quattro consulenti italiani in management consigliano vivamente agli executive manager di andarsi a (ri)vedere alcuni classici della Settima Arte al fine di migliorare il loro rendimento in seno alla società. «Il grande libro del cinema per il manager», questo il titolo di un atipico manuale in cui Francesco Bogliari, Sergio Di Giorgi, Marco Lombardi e Piero Trupia affermano che i dirigenti d’impresa hanno moltissimo da apprendere dal cinema in materia di creatività, leadership, organizzazione, mobbing, risoluzione di problemi nonchè spirito di gruppo.
Gli autori di questo libro citano una cinquantina di film di ogni genere ed epoca, mostrando esempi concreti di come una persona possa trovare una soluzione per un problema delicato. Nella lunga carrellata cinematografica figura la determinazione di John Wayne in «Sentieri Selvaggi», indispensabile attitudine che dovrebbero possedere tutti i leader che devono realizzare un progetto; la diversità da cui il protagonista di «The Terminal», Tom Hanks, trae profitto in un contesto estraneo al suo; il talento quanto a seduzione e comunicatività di cui fa mostra Penelope Cruz in «Volver» quando decide di mettere in piedi un ristorante; l’importanza capitale del «politicamente corretto» in «L’apparenza inganna» in cui Daniel Auteuil diventa un impiegato modello della società per cui lavora, il giorno in cui lascia intendere la sua omosessualità; e ancora l’arte della comunicazione che può ritorcersi contro un’impresa come nel film «The Manchurian Candidate», quando si strombazza troppo ai quattro venti il successo di un’impresa sostenuto da potenti lobbies dell’industria. (BlueWin)
Agosto 4, 2007 at 9:38 am
Trovo questo libro geniale! Grazie per l’articolo, credo di comprarlo.