Si parla sempre più spesso di telelavoro, ma i pareri in merito sono di frequente discordanti. Se da un lato quella del telelavoro è una modalità che consente l’abbattimento di molti costi fissi per la realtà imprenditoriale che ne fa uso, dall’altra allontana fisicamente le persone anche dello stesso ufficio. Fino ad arrivare al limite massimo possibile in cui colleghi e dipendenti di una stessa azienda collaborano, ma senza essersi mai incontrati di persona. Si tratta di un modo nuovo di intendere i rapporti lavorativi, possibile naturalmente grazie alla diffusione di tecnologie che continuiamo a definire “nuove”, ma che ormai caratterizzano ampiamente la quotidianità di ognuno di noi.
C’è un senso di libertà nel sapere di potersi scegliere la sede di lavoro, di poter abitare in città, ma anche in un paesino sperduto o in una località distante centinaia di chilometri dalla sede centrale per cui si opera. Fondamentalmente si ha solo bisogno di un computer, magari portatile (e quindi ancora più movibile), e di una connessione a Internet, oggi realizzabile anche solo con un cellulare Umts e a costi davvero irrisori.
Il telelavoro comporta un’indipendenza di spazio, ma anche di tempo. Spesso, infatti, ci si deve semplicemente attenere a giorni e orari di consegna del progetto finito: perde ogni interesse per il committente il dove e il quando questo viene effettivamente realizzato. Da un lato, quindi, si ha una maggiore indipendenza da parte del lavoratore, ma dall’altro è necessario anche un crescente senso di responsabilità. Diviene fondamentale, poi, la fiducia nel rapporto fra datore di lavoro e dipendente, anche maggiore di quanto non sia funzionale al buon andamento di un ufficio di tipo tradizionale.
Si ritiene che la modalità di lavoro a distanza, che naturalmente non può essere applicata a qualsiasi tipo di attività, comporti una spersonalizzazione dei rapporti tra le persone che lavorano insieme. Qualcuno teme anche per la sicurezza dell’azienda. Al contrario, però, io sono convinta che la necessità di chiarezza e reperibilità rendano questi rapporti lavorativi spesso meno problematici e più solidi di quanto non possa succedere tra le pareti di un ufficio. Vengono meno alcune condizioni che possono anche non facilitare i rapporti umani. Ad esempio perdono importanza fattori fisici ed estetici, che necessariamente condizionano le relazioni interpersonali anche di carattere lavorativo. Di contro, acquista maggiore rilevanza l’attività svolta: in un mondo fatto di comunicazione è bello rendersi conto che proprio grazie a un certo utilizzo dei nuovi media è possibile far prevalere il contenuto sulla forma. (Chiara Ciardelli su Pmi.itBlog)